INTERVISTA ALL'AVV. SISTO MANZI: Derivati? Meglio di no

L'OPINIONE DELLE LIBERTA' - 27 Marzo 2010 - Giustizia

L’avvocato Sisto Manzi, all’indomani del rinvio a giudizio da parte del Gup di Milano dei funzionari di quattro delle più grandi banche del mondo, parla del problema dei cosiddetti “swap”

All’indomani del rinvio a giudizio da parte del Gup di Milano dei funzionari di quattro delle più grandi banche del mondo e di alcuni dirigenti del comune di Milano, si riaffaccia alla ribalta della cronaca lo scandalo dei derivati, i cosiddetti swap, propinati dalle banche agli enti locali, considerati il vero cancro dei mercati finanziari del terzo millennio. Abbiamo parlato di ciò con Sisto Manzi, avvocato del foro di Latina, uno dei maggiori esperti nel settore derivati, consulente di decine di enti locali dal nord al sud che ha curato l’unica transazione fino ad oggi conclusa in Italia positivamente per un ente locale tra il Comune di Cassino ed il colosso statunitense J.P. Morgan.

Avvocato Manzi esiste ancora un problema derivati per gli enti locali in Italia?

Il problema è ancora di grossa attualità; ultimamente se ne parla meno in quanto, a causa della crisi finanziaria internazionale, gli enti locali non sono costretti agli ingenti esborsi del periodo 2006-2007, ma si stima che l’esposizione complessiva degli enti locali nei confronti delle banche per i contratti di swap ammonti a circa 32 miliardi di euro. Considerato che questi contratti hanno scadenze successive al 2020 alle volte anche oltre il 2030, alla ripresa dei mercati ed al rialzo dei tassi ricomincerà l’emorragia di denaro pubblico dalle casse dei comuni a quelle delle banche.

Ritiene che il precedente di Milano sia la strada giusta che gli enti locali devono seguire per risolvere il problema degli swap?

Non ne sono convinto. La giustizia penale è lenta e farraginosa. Prima di giungere ad una sentenza definitiva bisognerà attendere tre gradi di giudizio con la spada di Damocle della prescrizione dei reati. Nel frattempo i contratti restano validi ed efficaci.

Dunque secondo lei cosa devono fare gli enti locali per tutelarsi?

Impugnare innanzi al giudice civile i contratti per conseguirne la declaratoria di nullità, l’annullamento e/o la loro risoluzione per grave inadempimento.

In questo caso i tempi non sono egualmente lunghi e gli esiti incerti?

Esistono strumenti molto più celeri come l’accertamento tecnico preventivo, strumento attraverso il quale nel corso di un procedimento civile in pochi mesi possono accertate le criticità di questi contratti e precisamente i costi occulti applicati dalle banche, la connotazione speculativa dei contratti presentati dagli istituti come strumenti di copertura del debito pubblico sottostante, le opzioni digitali vietate dalla legge e quant’altro.

Ci sono casi di cui lei si occupa in cui ha adoperato questo strumento ed è stato utile?

Ho adoperato e sto adoperando questo strumento per tutelare svariati enti locali come Firenzuola, Marradi e Palazzuolo sul Senio in provincia di Firenze e la banca alla fine ha accettato di trattare. Spesso le banche hanno deciso di trattare e chiudere transattivamente le posizioni. Quando non lo hanno fatto subito, all’esito della perizia finanziaria, sono giunti a più miti consigli non reputando conveniente proseguire in un contenzioso dal quasi sicuro esito negativo.

In questo caso qual è il beneficio per gli enti locali.

Uscire dai contratti senza pagare il mark to market che alle volte è elevatissimo; per dirne una in questi giorni mi sto occupando di un ente locale che se volesse chiudere oggi due swap dovrebbe pagare oltre due milioni di euro, altrimenti rimanere vincolato fino al 2034.

Quali risvolti prevede nel prossimo futuro?

Gli enti locali devono chiudere queste posizioni, non possono permettersi di rimanere vincolati fino alla scadenza dei contratti con la quasi certezza di ricominciare, in un prossimo futuro, a versare fiumi di denaro alle banche. Alcuni enti stanno uscendo dai contratti pagando il mark to market. Così aggiungono danno al danno già causato e i funzionari si trovano esposti alla contestazione del danno erariale da parte della corte dei conti. Devono rivolgersi a consulenti finanziari per essere assistiti in un trattativa con le banche per la risoluzione anticipata dei contratti, ciò per evitare di pagare all’estinzione il mark to market.